l'enciclica "Fratelli tutti" - scuolafraterna

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l'enciclica "Fratelli tutti"

IL PAPA
UNA PRESENTAZIONE DELL'ENCICLICA "FRATELLI TUTTI"
L’ultima lettera enciclica di Papa Francesco, firmata il 3 ottobre ad Assisi, indirizzata a tutte le persone di buona volontà (n. 6), si è guadagnata la ribalta internazionale sia con le critiche che coi consensi. L’opinione pubblica non si distingue di solito per misura né per obiettività. Però dubito che per un documento religioso valga il detto “bene o male, purché parlino di noi”. Benché la nostra attenzione sia stata catturata più dalla contestazione che dall’approvazione (in particolare mi hanno colpito le riserve di Messori, i giudizi di Pera e l’assetto di un prossimo convegno “Poveri tutti”), bisogna accostarsi a questa enciclica sociale con prudenza e perspicacia, da interpreti sapienti e volenterosi. Perché in ballo non c’è solo Francesco, ma il cattolicesimo sociale, cioè l’impegno dei cristiani nel mondo. Francesco probabilmente verrà neutralizzato dai media e dai poteri forti come gli altri papi; i predecessori venivano contrastati, lui viene blandito: la governance mondiale leggerà concludendo di non poter integrare queste proposte in un nuovo ordine mondiale.  

In effetti credo che aver focalizzato la fraternità universale, come problema e soluzione per questo mondo, sia stata una presa di posizione impegnativa. In Occidente essa è vista e intesa come retaggio e monopolio ideale della Rivoluzione francese (uno sproposito culturale, però omologato!) trasfusa nelle istituzioni internazionali e nelle moderne Dichiarazioni, ma che necessita di essere ristrutturata (n. 103-105; non cita Giovanni Paolo II che il 1° giugno 1980 a Le Bourget dichiarò “in fondo sono idee cristiane”). Nelle encicliche sociali di un secolo e mezzo non è mai stata data priorità a questo tema; le questioni affrontate vertevano su contingenze giuridiche e storiche: persona e società, legge naturale, ordine sociale e azione sociale, diritti, pace universale… nelle quali il contesto di fraternità universale era scontato esigerlo come ammetterlo, come si può riscontrare nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (LEV 2005).
Così la Pontificia Commissione Biblica in “Che cosa è l’uomo. Un itinerario di antropologia biblica” del 2019 ne ha trattato dal n. 236 al n. 265, cioè non in posizione primaria. Ed anche il documento della Commissione Teologica Internazionale del 2009, “Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale” si riferiva all’unità del genere umano come prospettiva di fondo, quasi non fosse da esplicitare come fondativa e vincolante (n. 48-51, 84-85). Così è stato dal montiniano “umanesimo plenario” fino al “nuovo umanesimo” di Giovanni Paolo II e al Progetto Culturale della CEI, ossia dal Vaticano II ad oggi. Quindi le prospettive sociali e politiche di questa enciclica si possono ritenere implicite nella Dottrina Sociale Cattolica (e nella teologia no?) ma non nel pensiero di Bergoglio vescovo e pontefice, come già illustrato nelle pubblicazioni di Kasper (La rivoluzione della tenerezza e dell’amore), Vigini (Il Vangelo della vita nuova) e Gallo (Pastorale sociale).  

E l’aver usato un linguaggio “alla papa Francesco” per tanti contesti ecclesiali e per gli ancor più diversificati ambiti planetari, non poteva che far emergere ulteriori fatiche a intendersi. Addirittura, la Santa Sede ha trasmesso l’enciclica ai Vescovi con una serie di spiegazioni alle ipotetiche obiezioni, che eccede le consuetudini.
Forse, in un periodo di impegno debole dei cristiani nel mondo fra tante manipolazioni e scandali, importa rassicurarci a vicenda sulla nostra libera responsabilità, di discepoli che, oltre a leggere e cercare di mettere in pratica un’enciclica, anzitutto rispondiamo per amore alla chiamata del Signore col nostro partire, annunciare, testimoniare e operare (n. 181).
Quindi, queste note invitano ad una lettura attenta e libera (il testo su www.vatican.va ), con l’impegno di arricchire la nostra coscienza di cristiani nel mondo e di giungere all’accettazione di una proposta che è atto di magistero ordinario, secondo il senso proprio del documento. Principi ermeneutici dichiarati da Francesco: “ho raccolto in un contesto più ampio di riflessione le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale” (n. 5, 6), “non riassume la dottrina sull’amore fraterno ma solo sulla sua dimensione universale” (n. 6). E il Papa ha indicato anche la finalità della sua enciclica sociale: “affinché, di fronte ai modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire…” (6), perché anche nella crisi provocata dal Covid “è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme… (per il quale problema) non si tratta di migliorare i sistemi...” (n. 7), ma di “far rinascere fra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità” (n. 8).
Forse, lo sviluppo della lettera non avviene per deduzione delle linee operative dai principi generali, ma non significa che sia senza metodo. Sono dichiarate le fonti del documento: primissimo san Francesco, poi l’atto sottoscritto col Grande Iman di Abu Dhabi, lettere e documenti indirizzati al Papa da tutto il mondo (n. 1-4), Paolo VI della Populorum progressio, Benedetto XVI della Caritas in veritate e Giovanni Paolo II in più passaggi, Concilio, Agostino e Tommaso D’Aquino, ma poi anche Martin Luther King, Desmond Tutu, Gandhi e Charles de Foucauld (n. 286-287). Altre fonti si desumono dalle note ed offrono indicazioni che nel testo assumono anche valenze diverse dall’origine, come a suggerire che non sia necessaria l’apologetica del magistero pregresso per giustificare l’attuale intervento.

Le citazioni bibliche sono un’altra questione interessante. D’abitudine abbondano nei testi ecclesiali, destinati a pastori e fedeli. Ma qui l’ambito dei destinatari è più ampio, anzi, indeterminato. Quindi la prima tappa di confronto con la Parola di Dio è Luca 10, e tutto il secondo capitolo è dedicato ad attualizzare la parabola del buon samaritano. Le altre citazioni nel II capitolo e ai n. 92, 112, 140, 144, 181, 238-240, 264, 270, 277-280, 283.    

Segnalo, come approfondimento del documento, il prossimo evento internazionale online, ad Assisi dal 19 al 21 del mese, su www.francescoeconomy.org con interventi fra tanti di Zamagni, J. Sachs, R. Caruso, Benanti, J. M. Sinde, P. Tarak, C. Renouard, Cavalcante, Magatti, R. Petrini e L. Boff.

Infine, scorriamo l’indice. Il primo capitolo è di analisi delle tendenze del mondo che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale (n. 9-55); segue il capitolo dedicato alla parabola del buon samaritano come icona della condizione dell’uomo e dell’appello trasformante che ne scaturisce (n. 55-86); un terzo capitolo disegna le aperture essenziali della socialità umana (n. 87-127). Il quarto capitolo offre alcuni profili della comunità internazionale e delle comunità nazionali e locali (n. 128-153); nel quinto capitolo sono delineate le dinamiche dei poteri e le forme dell’amore politico (n. 154-197); il sesto capitolo propone alcune regole delle relazioni sociali: il dialogo, la collaborazione, la ricerca del consenso, la cultura, la gentilezza (n. 198-224). Il settimo e l’ottavo capitolo sono quelli decisamente “politici” (in un certo senso “rivoluzionari” e rieducativi), propositivi in ambiti precisi per le scelte assunte dalle istituzioni internazionali e nazionali (n. 225-270) e dove è dichiarato il fondamento ultimo per l’azione delle religioni (n. 271-284). Il documento si conclude con un appello, una preghiera interreligiosa e una ecumenica.



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